SANT’ERASMO – TERRITORIO DEL DESIDERIO

Piano strategico per l’isola di Sant’Erasmo.

Virum bonum quom laudabant, ita laudabant: bonum agricolam bonumque colonum;amplissime laudari existimabatur qui ita laudabatur.”“E l’uomo che i nostri antenati lodavano, lo chiamavano buon agricoltore e buon colono; e chi cos“ veniva lodato stimava di aver ottenuto una lode grandissima.” (Marco Porcio Catone, De agri cultura, praefatio.)

Siamo nel 160 a.C.? No, siamo nel 2011 nell’isola di Sant’Erasmo, Venezia, Italia. In questo momento così delicato, in cui sembrano crollare i principi politici ed economici sui quali programmavamo le nostre traiettorie di sviluppo e di vita individuale e collettiva, le parole di Catone potrebbero sembrare una veggenza che si tramuta in realtà e trova una sua metafora fisica: in un’isola a pochi chilometri da Venezia denominata l’Orto di Venezia.

Venezia si ripropone costantemente come laboratorio della modernità e anche oggi, allargando lo sguardo al liquido amniotico che è la laguna su cui nasce, ha molto da dire sulle tendenze contemporanee verso la sostenibilità e la visione biologica e ecologica del corpo urbano.

La forte vocazione agricola dell’isola, che nel recente passato poteva essere vista come una minaccia per la sopravvivenza del territorio stesso e un limite allo sviluppo, diventa oggi il motore per la riscoperta di nuovi modelli sociali, economici ed educativi: un modello per lo sviluppo e la conservazione dei territori rurali periurbani globali. Sant’Erasmo è un’isola in cui due velocità si incontrano e si “scontrano”: il ciclo, i tempi della natura e dell’agricoltura da una parte e la velocità dell’informazione e della conoscenza dall’altra. Mentre all’interno del corpo delle città e delle metropoli contemporanee si stanno sviluppando e diffondendo sempre di più delle microaree agricole e rurali, interferenze lente nella velocità e schizofrenia delle menti e dell’architetture, in questo territorio della laguna di Venezia accade l’opposto: si preserva un territorio che possiede già oggi le qualità tanto ricercate, e si interviene invece con ago-punture di altissima velocità di conoscenza, informazione e sperimentazione. A partire dall’ambito agricolo e rurale si propagano gli interventi innovativi per creare nuovi modelli nella produzione e filiera alimentare, nella distribuzione del cibo, nella ricettività, nell’educazione e nella ricerca, nell’arte, nelle relazioni con il paesaggio, nelle relazioni e produzioni sociali. Questa iniezione di consapevolezza e innovazione è necessaria proprio a garantire l’esistenza futura delle dimensione rurale e a reinventare un modello per il futuro che crei le condizioni per un ricambio generazionale che viva di agricoltura e non abbandonare l’isola alla speculazione immobiliare di un mercato affamato di spazi da trasformate in “villa privata con giardino e piscina”.

Più in generale, oggi come ieri, la reinterpretazione degli spazi Veneziani può servire da modello e guida per lo sviluppo sostenibile di tutti i “territori del desiderio” del mondo. Produzione sociale, utilizzo dei saperi e delle risorse comuni, organizzazione bottom-up e comunità creative, alla base della trasformazione del territorio in “isola” modello, dove accessibilità e qualità sono i catalizzatori di questa trasformazione economica, sociale, etica.

 Transition town? No, territorio del desiderio.

 

DETTAGLI
  • Progetto: Ricerca/Urbanistica
  • Dimensione: 3.511.243, 4 mq
  • Luogo: Sant’Erasmo (Venezia)
  • Anno: 2011- in corso
  • Team: Michele Brunello, Marco Brega (partners),da un’idea di Costantina Verzì, con Giuditta Vendrame e Francesca Vocialta

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